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Una remota valle montana. Una lingua arcaica, ignota altrove. Una manciata di uomini e donne in uno spazio sconfinato, eppure condizionato dall’altitudine, dal vento e dalla disponibilità di acqua e pascoli. Questa è la Valle del fiume Yaghnob, meta di una spedizione scientifica dell’IsIAO sez. Emilia-Romagna e della Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Bologna, sede di Ravenna, guidata dal prof. Antonio C.D. Panaino. Un luogo dove fare in fretta significa solo allungare il passo o cavalcare un mulo. Dove una notizia impiega, per arrivare, lo stesso tempo dell’uomo che la porta. I suoi abitanti possono affacciarsi sul mondo attraverso qualche canale satellitare ma il mondo li ignora, né potrebbe sentire la loro voce. Siamo in Asia Centrale, nel Tagikistan centro-settentrionale, tra le catene montuose del Gissar e dello Zarafšān. La Valle è sede storica di un popolo iranico la cui lingua è assai affine all’antico sogdiano, la lingua franca della Via della Seta parlata a Samarcanda e Bukhara in età preislamica. Quale che sia il rapporto tra gli yaghnobi moderni e gli antichi sogdiani, certo è che essi sono gli ultimi eredi di una tradizione più che millenaria che rischia di essere perduta.
Questo sito raccoglie le ricerche delle varie anime della missione. Filmati, foto, articoli, volumi e studi descrivono gli aspetti scientifici e umanitari più rilevanti, sulla storia del popolo yaghnobi, le sue tradizioni e la sua lingua.